
<p>C’è una frase di Tolstoj che può ben definire il principio attivo che sta a monte dei processi del performing media storytelling: <strong>“Se descrivi bene il tuo villaggio parlerai al mondo intero”</strong>. È netta, precisa ed evocativa. Fa capire quanto sia importante essere consapevoli della propria identità e allo stesso tempo cercare di misurarci con il mondo tutto, senza rimanere prigionieri nella propria memoria, per liberare un’energia d’innovazione culturale decisamente <strong><em>glocal</em></strong>.</p><p>La differenza dallo storytelling di cui tanto (troppo) ormai si parla (a partire dall’involuzione del digital storytelling di cui <a target="_blank" rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://www.urbanexperience.it/performing-media-2-1-in-gioco/"><strong>si trattò nel 1999 in un saggio per BollatiBoringhieri</strong></a>) è nell’<strong>ibridazione narrazione-azione,</strong> per cui l’approccio di Urban Experience con i <a target="_blank" rel="noopener noreferr